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Fonte: http://www.tribupress.it/palermo-operazione-falco1/

I provvedimenti scaturiscono da una complessa indagine condotta dai militari nei confronti del clan palermitano. Ricostruite le dinamiche interne

PALERMO – Ruoli, gerarchie, rapporti di forza di uno dei clan più famigerati nella storia della mafia siciliana. E’ quanto ha svelato l’operazione “Falco” messa a segno nelle scorse ore dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Palermo, che hanno arrestato 27 persone accusate di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, estorsione, traffico di stupefacenti, rissa, furto, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa. Il tutto nella cornice della famiglia di Santa Maria di Gesù, una delle maggiori operanti nel territorio di Palermo. Nel corso della stessa indagine stato preventivamente sequestrato un bar di Palermo, con incluso centro scommesse, del valore stimato di 200.000 euro.
Come illustrato dagli inquirenti in conferenza stampa, l‘indagine di queste ore rappresenta soltanto l’ultima tappa di un percorso investigativo sul mandamento di Santa Maria Di Gesù iniziato nel 2011 e costellato da diverse operazioni. Tra queste il blitz “Torre dei Diavoli”, che aveva accertato il coinvolgimento di alcuni boss arrestati oggi – Gambino, Profeta S., Profeta A., Pedalino F., Pedalino G. e Scarantino – nell’esecuzione di Salvatore Sciacchitano, avvenuta nell’ottobre 2015, nel corso della quale era rimasto ferito un altro soggetto, Antonino Arizzi. Con la stessa operazione, gli inquirenti individuavano come il ruolo di reggente del clan fosse stato assunto da Giuseppe Greco.

Ma i Ros avevano continuato a tenere il fiato sul collo della famiglia di Santa Maria di Gesù con l’operazione “Brasca”, del marzo 2016, con ben 62 provvedimenti cautelari e l’organigramma del mandamento svelato, con al vertice Mario Marchese detto Mariano, successivamente deceduto. Infine i Reparti operativi speciali avevano assestato un altro colpo con l’inchiesta “Bingo Family”, che aveva portato all’arresto di tre indagati scoperchiando un giro di estorsioni ai danno di una importante sala bingo del capoluogo. A mettere in atto le estorsioni erano i fratelli Cosimo e Giorgio Vernengo, arrestati oggi, e Paola Durante.

Questo il background dell’operazione messa a segno oggi dai Ros. Che fanno un’importante passo avanti svelando i meccanismi di funzionamento della famiglia di Santa Maria di Gesù. A partire dalla riorganizzazione della stessa tramite una vera e propria “elezione” dei vertici da parte di una sorta di comitato composto dagli uomini d’onore della famiglia. Una pratica già descritta in altre cosche e ritenuta tipica di Cosa nostra, documentata per la prima volta con precisione. In particolare gli inquirenti, tenendo sotto controllo gli affiliati, sono riusciti a monitorare un importante incontro tenutosi nel settembre 2015 presso un ristorante palermitano, durante il quale erano stati formalizzati gli incarichi all’interno del clan. Nel ruolo di reggente veniva confermato Giuseppe Greco, mentre per Natale Giuseppe Gambino e Gaetano Messina si aprivano i ruoli rispettivamente di sottocapo e consigliere. Francesco Pedalino e Mario Taormina venivano designati capidecina.

Per quanto riguarda i Profeta, Antonino veniva indicato come rappresentante del reggente Greco, pur senza un incarico formale, mentre Salvatore, ultrasettantenne, sceglieva di non concorrere per alcun ruolo anche per non togliere posto agli altri. Una fotografia inedita, quella dell’elezione del reggente e del resto dell’organigramma del clan. Come spiegato dagli inquirenti, infatti, questo meccanismo benché noto era stato raccontato soltanto nei riferimenti dei primi collaboratori di Giustizia degli anni Ottanta, in particolare da Tommaso Buscetta, Vincenzo Marsala, Salvatore Contorno e Francesco Marino Mannoia.

Il riordino dell’organizzazione seguiva la “crisi” scoppiata nel settembre 2011 con l’esecuzione di Giuseppe Calascibetta. Per evitare che il clima di tensione potesse sfociare nel tentativo da parte di qualcuno di ribaltare i rapporti di forza all’interno della famiglia, la stessa aveva provveduto a ripristinare lo status quo. Una fase non priva di episodi violenti. Gli inquirenti hanno registrato atti intimidatori, risse e persino un omicidio, quello di Salvatore Scacchitano. Nel corso di un’altra contestazione, invece, per la prima volta gli inquirenti captano l’utilizzo del termine “Cosa nostra” da parte di suoi appartenenti.

Il capofamiglia Giuseppe Greco sta redarguendo Giuseppe Natale Gambino in merito ad un’estorsione. “Quando parliamo di cosa nostra… parliamo di cosa nostra! – scandisce il capofamiglia – Quando dobbiamo babbiare …abbiamo!”. Una frase che, secondo gli inquirenti, comunica in modo inequivocabile come l’organizzazione sia “l’entità di appartenenza di supremo ed incondizionato rispetto”.

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