donne d'affari

Fonte: http://www.lasicilia.it/news/ragusa/110244/donne-d-affari-tre-arrestate-per-usura-e-minacce-a-modica-e-scicli.html

Nel Ragusano almeno una ventine le vittime accertate dell’organizzazione, di cui la maggior parte versava in grave stato di bisogno

RAGUSA – Tre donne in matte per usura a Modica e Scicli, nel Ragusano, dove questa mattina i Carabinieri hanno eseguito le tre ordinanze di custodia cautelare con l’accusa di usura aggravata, esercizio abusivo di attività finanziaria, minaccia aggravata. L’operazione è stata denominata «Donne d’affari», poiché le arrestate come detto sono tutte donne; gli investigatori stanno svolgendo numerose perquisizioni domiciliari. L’indagine ha consentito di scoprire oltre 20 vittime dell’organizzazione dedita all’usura aggravata, di cui la maggior parte versava in grave stato di bisogno.

Agli arresti sono finite Eleonora Brafa, classe ’77, Giovanna Imbergamo, classe ’55, e Maria Concetta Neri, classe ’58.
L’indagine iniziò nel giugno 2016 a seguito del suicidio di Guglielmo Delibera, trovato morto impiccato nella sua casa di Marina di Modica, già direttore delle Poste di Scicli, particolarmente noto in Paese. Quell’episodio, risultato inizialmente di difficile inquadramento e che destò scalpore nella comunità, trovò spiegazione nelle successive indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo di Modica. Dopo le prime informazioni raccolte dal territorio, vennero riscontrati numerosi contatti del defunto con Maria Concetta Neri, una delle donne sottoposte a misura cautelare e designata dalle fonti quale soggetto dedito a prestare denaro a tassi usurari.
Nel corso dell’inchiesta è emerso il ruolo delle tre donne, di cui due sono madre e figlia. I reati contestati sono frutto della costituzione di un radicato sistema di concessione di prestiti di denaro a tassi di interesse usurari.
Sfruttando lo stato di bisogno di soggetti meno abbienti – quali agricoltori, commercianti, artigiani, casalinghe ecc – che versavano in disastrose condizioni economiche e stretti dalla necessità di avere somme di denaro per far fronte a pregressi debiti, essendo protestati, le tre donne sono diventate un punto di riferimento per chi aveva bisogno di prestiti facili, ma pretendendo un tasso di interesse oscillante tra il 20% e il 60%.
Per gestire i loro affari illeciti e per convincere le vittime ad onorare i debiti, le tre donne non esitavano a ricorrere a pesanti minacce facendo riferimento anche all’intervento di “amici di Catania”, ricordando loro che comunque: “Dietro le donne ci sono gli uomini».
Le indagini hanno portato a scoprire le modalità con cui le donne riuscivano a contattare le vittime in stato di grande disagio economico, per offrire del denaro a tassi usurari, oppure la propria mediazione con finanziarie ed istituti di credito al fine di ottenere prestiti traendone cospicui guadagni illeciti, in danno delle vittime. Anche grazie ad alcune perquisizioni che hanno permesso di sequestrare copiosa documentazione (assegni, cambiali, copie di contratti di prestiti, ricevute di pagamento ecc.), che forniva evidente riscontro alle ipotesi dei reati.
In sostanza le tre erano dedite non solo ai prestiti usurari tradizionali ma, come emerso anche nel corso dei dialoghi intercettati, anche ad un’attività di mediazione creditizia e quindi finanziaria illecita. In particolare il meccanismo attuato dalle tre donne verteva nel procacciare clienti da condurre ad alcune finanziarie da loro prescelte, per far sì che ottenessero dei prestiti che le vittime non potevano regolarmente ottenere in quanto già protestate o considerate “cattivi pagatori”. In cambio per aver fatto ottenere loro il prestito, ricevevano esosi compensi in denaro i quali venivano corrisposti a tasso usuraio. Le vittime dunque, corrispondevano una percentuale in denaro per il solo fatto di aver ottenuto il prestito, somma che alimentava il costo del prestito stesso facendolo diventare a tasso usurario.
È emerso ancora che per portare a buon fine le pratiche dei finanziamenti le stesse, mantenevano contatti con alcuni impiegati di fiducia presso le finanziarie ai quali erogavano delle ricompense in denaro provenienti dalle somme che gli usurati versavano. Gli impiegati infatti riuscivano per brevi periodi, ad “oscurare” le posizioni creditizie delle vittime in modo che non venissero messe in evidenze il loro stato debitorio.
A supporto delle indagini tecniche, anche le testimoniaze di diverse vittime, molte delle quali confermavano di aver accettato, perché costrette dalle gravi condizioni economiche in cui versavano, e dalla grave situazione debitoria con banche, finanziarie dalle quali avevano già ottenuto mutui che non riuscivano ad estinguere. Alcune di queste persone, tra l’altro, si rivolgevano alle due donne anche per ottenere esigue somme di denaro per far fronte alle necessità di vita quotidiana.

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