Fonte: http://catania.livesicilia.it/2018/07/05/ercolanofoto-i-crediti-sono-cosa-nostra-arrestati-gli-estorsori-della-mafia_465735/

CATANIA – La Guardia di Finanza ha arrestato elementi di spicco della mafia accusati di estorsione aggravata e finalizzata al recupero dei crediti. A rivolgersi a loro erano imprenditori commerciali catanesi.

Si tratta di un’operazione coordinata dal procuratore capo Carmelo Zuccaro, che rappresenta il seguito dell’inchiesta Brotherhood, che svelò i legami tra alcuni ambienti della massoneria ed elementi di spicco del clan Ercolano.

LE ACCUSE – Le condotte accertate dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania, in collaborazione con personale del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata di Roma, riguardano il “forzato recupero di crediti posto in essere dagli indagati in danno di un’impresa con sede in Scordia (CT), a favore dell’impresa “SICILSOLE S.R.L.” con sede in Mazzarrone (CT), operante nel settore dei trasporti”.

I NOMI – Destinatari della misura cautelare in carcere sono tre “esponenti di vertice” della famiglia di cosa nostra catanese “Santapaola-Ercolano”: Aldo Ercolano (classe 1974), figlio del defunto Sebastiano (classe 1944) e fratello di Mario (classe 1976, attualmente recluso). Per Aldo Ercolano l’odierna misura cautelare è stata eseguita presso il carcere di L’Aquila, dove si trova recluso per effetto di altro provvedimento restrittivo eseguito il 14 giugno 2016 nell’ambito della famosa operazione “Brotherhood”.

Arrestato anche Antonio Tomaselli, (classe 1966), inteso “penna bianca”, reggente della famiglia “Ercolano” dopo l’arresto di Aldo ERCOLANO, anch’egli recluso in carcere dal novembre del 2017;

Rocco Biancoviso (classe 1967), alter ego di TOMASELLI nel territorio di Scordia (CT), già colpito da misura cautelare personale in carcere nel novembre del 2017.

I PIZZINI – Durante la perquisizione eseguita nell’abitazione di Aldo Ercolano, mentre era in corso di esecuzione l’operazione “Brotherhood”, furono ritrovati degli interessanti messaggi scritti a penna su fogli di carta (c.d. “pizzini”) sui quali vi erano annotati importi e nominativi di persone fisiche e di aziende, nonché fotocopie di documentazione riferibili a “pratiche di recupero crediti” affidate Aldo Ercolano, in teoria privo di titoli ufficiali per occuparsene.

“L’approfondimento di tali elementi indiziari – scrivono gli investigatori – supportato dall’esecuzione di intercettazioni telefoniche e ambientali nonché dall’analisi di copiosa documentazione bancaria, ha fatto emergere che alcuni di tali documenti erano rappresentativi di somme che dovevano essere riscosse da parte degli esponenti apicali del clan per conto di un imprenditore che si era a loro rivolto per ottenere illecita soddisfazione degli insoluti debiti di un suo cliente commerciale”.

IL PENTITO – Un collaboratore di giustizia ha fornito un importante contributo alle indagini, Salvatore Sinatra (classe 1964), socio della predetta “SICILSOLE S.R.L.” e sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’odierno provvedimento cautelare personale, grazie all’opera del clan era riuscito ad ottenere da un imprenditore suo cliente la forzata restituzione di somme dovute a titolo di debiti commerciali.

In particolare, “è stato accertato – continuano gli inquirenti – che in più occasioni i tre citati appartenenti al clan, con minacce consistite nel far valere la loro appartenenza all’associazione di stampo mafioso e paventando al debitore che avrebbe subito danni all’azienda e che si sarebbero altresì impadroniti dei macchinari e beni strumentali della stessa qualora non avesse corrisposto direttamente a loro la somma di € 20.000 relativa ad un residuo di credito vantato dalla “SICILSOLE S.R.L.”, hanno costretto la vittima a corrispondere a quest’ultima impresa, mediante bonifico, una prima rata di €2.000 per l’importo dovuto”.

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