carabinieri

Obiettivo Legalità esprime il proprio plauso nei confronti dell’ottimo lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine, che stamattina hanno portato a conclusione l’operazione “Nuova Alba”, assicurando alla Giustizia sedici esponenti dei clan nel Palermitano.
I vari arrestati, secondo quanto scoperto in corso di indagine dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo e di Bagheria, sarebbero accusati a vario titolo di estorsione ed associazione di tipo mafioso: attività svolte soprattutto nel territorio di Bagheria e dei comuni limitrofi e ai danni di diversi imprenditori.
Tra gli arrestati anche il boss, da poco tornato in libertà, Giuseppe “Pino” Scaduto che non aveva perso tempo, una volta fuori dal carcere, a riorganizzare l’attività di Cosa Nostra all’interno del territorio da lui controllato. Zona, quella di Bagheria, particolarmente avvezza – secondo quanto emerso – alla rigenerazione tanto dei clan che degli affiliati, nonostante le numerose operazioni condotte dalle Forze dell’Ordine: paragonabile effettivamente alla mitologica Hydra, alla quale ogni testa perduta veniva subito sostituita e moltiplicata; allo stesso modo venivano rimpiazzati tempestivamente i membri del clan tratti in arresto per non creare vuoti d’attività che avrebbero potuto rappresentare un pericolo per la sopravvivenza del gruppo criminale.
Scaduto, in particolare, avrebbe tentato nel 2008 di ricostruire la commissione provinciale di Palermo.
Boss di particolare ferocia, che sembrerebbe non essersi risparmiato nemmeno nei confronti dei familiari: avrebbe infatti ordinato l’omicidio della stessa figlia, poiché fidanzata ad un Carabiniere. Omicidio evitato solamente grazie al rifiuto del figlio, nel timore di finire in carcere (stando a quanto riportato dalle intercettazioni).

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