Il 64% dei catanesi di età compresa tra i 16 e i 20 anni gioca d’azzardo. Sono dati che importanti che dovrebbero finalmente portare alla luce un problema troppo spesso sottovalutato.

Di questo si è parlato durante la conferenza “Gioco d’azzardo, indebitamento e usura. Un programma di studio e consulenza alle vittime”, svoltasi al Palazzo centrale dell’Università di Catania. All’incontro sono intervenuti il direttore del dipartimento di Scienze Umanistiche Giancarlo Magnano San Lio, i docenti di psicologia Salvatore Castorina e Giuseppina Mendorla, il rappresentante dell’Asp Catania Sergio Amico e l’avvocato Manfredi Zammataro di Obiettivo Legalità.

L’intervento in questo campo è complesso in quanto i soggetti che hanno bisogno di aiuto spesso non se ne rendono conto o non hanno il coraggio di chiedere una mano. Quasi sempre si tratta di persone fragili, impreparate a difendersi, che hanno una bassa cultura o sono economicamente svantaggiate. Proprio per questo si parla di “tasse regressive”, ovvero una tassa che colpisce chi è più povero.

“Ringrazio i docenti e tutti coloro che si sono occupati di questo progetto – commenta Giancarlo Magnano San Lio – perché per affrontare un tema così delicato occorre una sinergia di forze. Grazie alle competenze di alcuni docenti l’Università vuole essere un soggetto attivo nel miglioramento delle condizioni sociali”.

“È un problema che colpisce non solo i soggetti dipendenti ma anche le famiglie e gli amici – spiega il professore Castorina. Abbiamo fatto alcune indagini nelle sale da gioco e i risultati sono i seguenti: su 400 soggetti poco più della metà è ad alto rischio o a rischio moderato. Tra gli adolescenti sono a rischio elevato il 15% dei maggiorenni e il 20% dei minorenni, dato che si aggrava ancora di più se pensiamo che i minorenni non potrebbero proprio giocare”.

Un altro aspetto importante sottolineato dal professore Castorina è il passaggio dal gioco off line a quello on-line: al primo sono interessati i soggetti che vogliono socializzare, tra cui molti anziani, mentre nel secondo sei solo e si finisce per chiudersi sempre di più nel problema.

È possibile guarire da questa dipendenza? “Quando si ha il coraggio di rivolgersi ad un servizio – risponde il dott. Amico del Sert Catania – si è già fatto il 51% del lavoro, perché ci si apre alle possibili soluzioni invece di tenere il problema nascosto. Sono convinto che la collaborazione con l’Università può rappresentare una svolta e speriamo sia così”.

Quella del gioco d’azzardo è un’industria che funziona benissimo e che riguarda il 4% del Pil nazionale. Ci sono tante persone impiegate in questo settore, ma può debordare anche nell’illegalità: “I fenomeni del gioco d’azzardo, dell’indebitamento e dell’usura spesso sembrano lontani tra di loro -ha detto l’avvocato Zammataro – ma sono tenuti insieme da un comune denominatore: la ricerca di denaro”.

Nel 2014 il 70% delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto erano commercianti, disoccupati o famiglie in condizioni di sovraindebitamento.

E il problema della malavita, come ha sottolineato Zammataro, non è di certo una novità. Già nel 2009, infatti, in una relazione la direzione nazionale antimafia dichiarava che “la criminalità è inserita nelle sale bingo e nelle scommesse”.

“Il nostro compito – ha detto il rappresentate di Obiettivo Legalità – deve essere quello di sensibilizzare le Istituzioni affinché prendano coscienza della gravità del problema e aiutare ad uscire dal tunnel i soggetti che ne hanno bisogno attraverso il numero verde 800 592 826 e il sito ufficiale www.giocoeazzardo.it”.

“È fondamentale anche e soprattutto la prevenzione – conclude la professoressa Mendorla. Per questo motivo vogliamo organizzare alcuni incontri nelle scuole per sensibilizzare insegnanti, famiglie e adolescenti”.unict-gioco-dazzardo-400x215

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