E’ quanto emerge dalla sentenza della ‪#‎Cassazione‬ penale , sez. VI, del 29.01.2015 n° 4332. La violenza assistita dai minori consiste in una forma di violenza domestica che si realizza quando il minore è obbligato ad assistere a scene di violenza tra i genitori o, comunque, tra individui che costituiscono per lui un punto di riferimento.
Nel caso oggetto della sentenza in commento, il P.M. presso il Tribunale di Roma ricorreva avverso un’ordinanza del Tribunale della libertà di Roma, pronunciata nei confronti di un padre, che aveva annullato il provvedimento cautelare con riferimento ai contestati maltrattamenti nei confronti dei figli. Infatti, il Tribunale del riesame aveva confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza con riferimento al delitto contestato in danno della moglie, mentre aveva annullato l’ordinanza cautelare con riferimento ai contestati maltrattamenti nei confronti dei figli. In particolare, era stato evidenziato come dagli atti d’indagine emergevano pochi episodi isolati di violenza verso la moglie a cui avevano assistito i minori e che, invero, non emergeva che i minori erano stati <>.
La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso infondato.
In particolare, nella motivazione della sentenza, si richiama l’orientamento per il quale integrano il delitto di cui all’art. 572 c.p. non solo fatti commissivi, sistematicamente lesivi della personalità della persona offesa, ma anche quelle condotte omissive connotate da una deliberata indifferenza e trascuratezza verso gli elementari bisogni affettivi ed esistenziali della “persona debole” da tutelare.
In buona sostanza, secondo la Suprema Corte, affinchè sia integrata la fattispecie di violenza assistita dei minori da sussumersi nel reato di cui all’art. 572 c.p. sono necessari:

1) La reiterazione e la persistenza nel tempo degli episodi;
2) la sussistenza dell’elemento soggettivo da parte dell’agente.

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